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Dietro le quinte dello scatto
Provo una meraviglia indescrivibile nel rimanere la notte da sola, nel buio percepisco una profonda sensazione di intimità, circondata da vette che delimitano l'orizzonte familiare e mi fanno sentire a casa come in un guscio di noce. Alzo lo sguardo per incontrare il firmamento, che si accende di stelle e fenomeni celesti, facendomi perdere ogni cognizione del tempo. Custodisco nel cuore il calore di quel silenzio e di quelle sensazioni profonde che mi inducono a ritornare: un bisogno interiore di ritrovare me stessa, respirare l'infinito e sentire vibrare nell'anima la meraviglia di essere parte di questa immensità.
La pianificazione e la scoperta
Dietro ogni scatto c'è un lavoro invisibile. Tutto inizia dall'informazione degli eventi astronomici, seguito dalla programmazione minuziosa del luogo di ripresa; conoscendo bene il territorio, valuto come incorniciare il fenomeno con i miei luoghi del cuore calcolando gli orari e la quota esatta a cui portarmi per evidenziare al meglio la vicinanza con i monti e programmare diverse alternative in base alle previsioni atmosferiche. Una volta raggiunta la meta prefissata, c'è l'attesa; molte volte i tentativi vengono vanificati perché in montagna il meteo cambia velocemente, lasciandomi spesso a bocca asciutta. In quel silenzio sospeso, l'incertezza della notte diventa fascino, e trasforma quei momenti nell'emozione più pura: un senso di profonda intimità e contemplazione.
Esplorare il cielo notturno è una passione che cresce in me ad ogni uscita. In questo percorso, la fotografia diventa lo strumento necessario per scoprire un mondo invisibile a occhio nudo; ogni scatto rivela la bellezza dell'universo e alimenta in me il desiderio di un'esplorazione sempre più profonda. Questo cammino si unisce poi a un intento più intimo: fissare nel tempo le emozioni intense vissute di fronte a tanta bellezza e offrire una proporzione prospettica tra l'immensità dei corpi celesti e l'ambiente circostante.
Il desiderio di ambientare la volta celeste nel nostro territorio guida ogni mia inquadratura. Nella foto della Via Lattea nel pascolo di Vedorcia, ad esempio, desideravo inserire il nucleo galattico sopra gli Spalti di Toro. Dopo la programmazione e i tentativi falliti, il meteo mi ha concesso un'apertura di un solo giorno nel periodo utile per quell'allineamento; un'occasione unica superata la quale avrei dovuto rinviare le riprese di un intero anno. Per me era fondamentale includere nella foto le baite di montagna, la malga e il suo pascolo, simbolo del lavoro in quota, lasciando che si fondessero con l'immensità dell'infinito.
Quando ho fotografato la cometa sopra Tai, il tempo era pessimo e il cielo completamente coperto. Sono partita lo stesso e, quando ormai temevo l'ennesima uscita a vuoto, come per magia il cielo si è liberato svelando uno spettacolo entusiasmante: la cometa puntava dritta verso il Monte Pelmo, proprio come l'avevo sognata, regalando uno scenario che celebra il territorio e la bellezza del cielo notturno.
Il coronamento di un cammino
Riprendere i fenomeni celesti in prossimità dei centri abitati è sempre una sfida, perché l'inquinamento luminoso tende a spegnere il cielo, ma il desiderio di ambientarli nei contesti in cui vivo è così forte che ci provo sempre.
Nel corso degli anni alcune di queste fotografie hanno ricevuto riconoscimenti che non avrei immaginato quando ho iniziato a dedicarmi all'astrofotografia. Tre immagini sono state selezionate come Astronomy Picture Of the Day (APOD) dalla NASA, un riconoscimento internazionale assegnato quotidianamente a fotografie di interesse astronomico. Altri scatti sono stati selezionati in contesti divulgativi, tra cui la trasmissione Geo di Rai 3 dove il meteorologo Filippo Thiery li ha utilizzati per spiegare al pubblico fenomeni complessi, come gli straordinari eventi aurorali immortalati alle nostre latitudini.
Considero questi risultati come uno stimolo a continuare a osservare, esplorare e raccontare il paesaggio dolomitico attraverso la fotografia; un territorio straordinario che ho il privilegio di veicolare come fotografa Sostenitrice della Fondazione Dolomiti UNESCO, custode di un Patrimonio Mondiale.
La Cometa Tsuchinshan-Atlas sopra Pieve di Cadore (Scatto APOD): Riconosciuta dalla NASA, questa immagine cattura la "cometa del secolo" accanto ai giganti Civetta e Pelmo.
Aurora Boreale e arco SAR dal Belvedere di Pieve di Cadore (Scatto APOD): Riconosciuta dalla NASA, l'immagine immortala i pilastri di luce e l'arco SAR che danzano sopra le Marmarole, testimonianza di uno spettacolo straordinario e rarissimo per le nostre latitudini.

La Cometa riflessa dal Passo Giau: L'acqua immobile riflette la cometa Neowise, creando una simmetria tra terra e cielo.

Quando l'oscurità avvolge i pascoli e il silenzio si fa assoluto, Vedorcia rivela la sua parte più sacra. Nella notte, il rapporto con la montagna si spoglia di ogni distrazione per farsi intimo e spirituale. Le cime degli Spalti di Toro non sono più soltanto l'orizzonte familiare che delimita "casa", ma linee che si fondono con l'immensità del cosmo: un frammento di tempo in cui il cuore lucente della Via Lattea corona questa fusione con l'infinito.

Assistere al sorgere della Luna dalle creste delle Dolomiti è un evento che mi emoziona sempre. Seguire il suo cammino, mentre bacia le cime e dialoga con i pianeti nel silenzio della sera, trasforma l'attesa in pura poesia visiva che mi incanta e mi riempie di gratitudine.
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